Terza serata genitori - "Convinzioni e valori"

02.01.2020

30 Gennaio 2018

Ci siamo trovati per l'ultima serata nella sede di Pachamama, che poi è casa nostra, con un gruppetto di 9 persone. Molti hanno seguito anche le mie precedenti due serate del ciclo e questa continuità oltre a rinforzare in me il senso di questa attività, rende possibile un'empatia di gruppo molto preziosa.

Serata partita con piacevole sorpresa condividendo ognuno i propri elementi di difficoltà in famiglia, con i figli. Sempre in ottica di un aperto confronto e condivisione.

I temi trattati sono stati oggetto di tanto trasporto da parte di tutti e quando in gioco c'è il futuro dei figli ognuno si apre alle migliori considerazioni e si mette in gioco unico e coinvolgente.

La potenza che può avere il campo che si crea quando le emozioni in gioco sono le stesse è indescrivibile.

Nonostante tutto e aldilà di nozioni e discorsi sempre approfondibili e sempre discutibili, siamo genitori che riportano la fatica di affrontare il senso di frustrazione, rabbia, disagio del proprio bambino, spesso senza riuscire a capire il motivo e con addosso l'impotenza di non sapere cosa fare. Una fatica di base composta anche da un qualcosa che si muove in noi, inadeguatezza forse, a volte senso di colpa, sicuramente qualcosa di spiacevole.
Ma cosa fare? davvero nulla è possibile? Davvero quello che si può fare è solo subire, lasciarsi tirare giù e dirsi " Ecco, guarda tutti i giorni è giù, o arrabbiato, e questa rabbia invade tutti gli spazi di serenità rendendo la giornata impossibile..Ma cosa avrà poi? Che stiamo facendo? In fondo non gli manca. Facciamo di tutto per lui. Cosa c'è che non va?"

O forse l'alternativa al tirarsi giù e subire questo, è soltanto arrabbiarsi e mettere a tacere e instaurare la minaccia e instillare senso di colpa "Inizia a farla finita perché siamo stanchi" "Ora vieni con me e vedi di finirla" che motivo ci sarà mai poi per stare sempre cosi? Ora basta".

Apriamo una riflessione.

Quando eravamo piccoli e per qualche motivo le emozioni che ci attanagliavano erano spiacevoli, magari per un periodo anche lungo, eravamo in preda a delusione, paura, senso di tradimento o altro, qual era l'unica cosa che volevamo?

  • Che qualcuno ci spronasse a farla finita? "Basta con questi strilli! Le cose te le abbiamo spiegate e stanno così ora falla finita, non ne possiamo più, o fai capire cosa hai in maniera chiara o smettila di strillare in quel modo, chiaro?"
  • Che qualcuno ci distraesse? "Dai ora metti da parte quel broncio, sai che dopo abbiamo una bella fetta di torta? E poi andiamo al parco. Dai dai qualunque cosa ti accada non ci pensare, pensa a quello che ti fa stare bene"
  • Che qualcuno pensasse che andiamo fatti curare? "Domani lo portiamo da quello specialista, sicuramente capisce meglio di noi cosa gli succede, ci dà una diagnosi più approfondita.. dopotutto continua da tanti giorni. Magari da esperto capisce meglio e gli fa capire le cose. E' troppo in preda alla rabbia e non è giustificata. E forse ci consiglia anche qualche goccina, qualcosa che può prendere così giusto per farlo tirare un po' su.."

O forse... volevamo, in cuore nostro, soltanto una cosa: che mamma (o papà) semplicemente e naturalmente ci si avvicinasse, e con amore ci stringesse a se e ci abbracciasse, in silenzio, guardandoci negli occhi riconoscendo la nostra rabbia fatta magari di paura o frustrazione, e l'accettasse come parte della nostra esperienza, senza giudizio, senza condizioni, senza aspettativa di cambiamento. E ci facesse sentire compresi nel modo più amorevole e spontaneo possibile?

Quale amore più grande? Quale scambio più prezioso e sanatorio. Le emozioni si attenuano, le convinzioni nella nostra mente diventano potenzianti..e dentro di noi godiamo di un benessere profondo, atavico, generato di base soltanto da un semplice, naturale, unico ma altamente ineguagliabile gesto.