Il lavoro è sacrificio, ma chi l'ha detto?

02.01.2020

Oggi si raccoglie sempre più con frequenza il malcontento e la lamentela generale di chi vive il proprio lavoro con fatica, e con tanto sacrificio. Chi ogni giorno vive la frustrazione di una vita che non vuole fare, di una giornata che non vorrebbe trascorrere. Chi perché soffre l'aspetto relazionale all'interno del lavoro, chi perché si sente costretto a fare orari che non gli spettano, chi perché è costretto a sacrificare la famiglia tornando tardi o lavorando fuori sede, chi perché nel lavoro non trova autorealizzazione.
Per certo condivido che rimanere in un lavoro che non piace è una delle fatiche più grandi che si possano fare nella vita, se non altro perché prende, nella maggior parte dei casi, la gran parte delle nostre ore di veglia. Abbiamo studiato tutta una vita, chi ha fatto l'università perlomeno ha 18 anni di scuola alle spalle, e ora si trova a vivere 8 ore al giorno magari davanti a una scrivania o in un ambiente dove non vuole stare.

E' qualcosa di difficile da sopportare, su questo non discuto ma ci sono alcuni aspetti che vorrei sottolineare.

Innanzitutto è importante chiarire che qualunque lavoro una persona si trovi a svolgere, lo svolge sempre e comunque per scelta, non è mai un obbligo, non è una prescrizione medica. E questa affermazione so che trova contrasto in alcuni che leggono che potrebbero dire: "ma quale scelta? Non ci sono mica alternative! Tra mutuo, figli, se voglio sopravvivere a lavoro ci DEVO andare, altro che scelta" o commenti simili.
Vorrei che si riflettesse sul fatto che ci sono sempre altre possibilità nella vita, sempre alternative. Magari sono possibilità che scartiamo, in maniera conscia o inconscia, che non vogliamo, che appunto non scegliamo a favore di confermare la scelta attuale. Ma quindi di scelta parliamo e non di obbligo.

Posso decidere da domani di mollare il lavoro, usare i soldi che ho da parte per mettermi in gioco nella vita in modo diverso? E' una possibilità? Sì, forse anche un rischio, vero. Troppo rischioso? Non me la sento? Posso capire. Allora scelgo di rimanere dove sono. Bene. Scelta.

Posso decidere di lasciare il lavoro che mi tiene lontano da casa magari indeterminato, sicuro, che mi piace, per andare in un lavoro precario, forse più vicino, magari con compromessi in più, ma accanto casa, alla famiglia? È possibile? Si, posso scegliere di farlo o di non farlo. E' sempre una scelta, non obbligo.

Posso vivere di elemosina? E' una possibilità? Non ci piace, lo troviamo assurdo, insensato, tuttavia è possibile.

Ho un mutuo? Posso dire alla banca riprenditi pure la casa e liberarmene. E fare un'altra scelta di vita, magari andare a vivere da un amico, dalla famiglia temporaneamente? Può essere difficile, ci può volere tempo per trovare l'alternativa. Tutto quello che vogliamo, ma siamo d'accordo che è una possibilità? Poi di nuovo, la scartiamo, ma siamo di fronte a scelte.

Il nostro lavoro che ci piaccia o no è una scelta che tutti i giorni confermiamo. Quindi un aspetto fondamentale: smettiamo di lamentarci.

E lo scegliamo perché? Perché di fatto ci sono altri motori che ci spingono a tenercelo.

C'è chi rimane in un lavoro che lo fa stare male perché da quello riceve i soldi necessari a mantenere lo stile di vita finora avuto e che gli piace avere. E' possibile vivere con meno soldi? Accettando alcuni compromessi? Quanti vestiti nell'armadio ci servono davvero? Quante scarpe? Quanti i mezzi di trasporto davvero necessari? Quanti i metri quadrati utili per vivere?
Non sto dicendo di vivere in povertà, ognuno sceglie il proprio tenore di vita e decide a cosa rinunciare, dico solo attenzione quando sull'altro piatto della bilancia c'è in gioco la propria serenità o frustrazione per la maggior parte delle ore della giornata.
C'è chi rimane nel lavoro che non gli piace perché lo fa sentire coerente con gli studi fatti. Ho studiato ingegneria, medicina, giurisprudenza, cosa vuoi che mi metta a fare altri mestieri? Condivido, è una visione possibile. È l'unica? Forse no, quanto vale la mia vita? Il mio benessere? La mia famiglia? Il mio tempo? Credo che oggi ci sia la possibilità più che mai di reinventarsi nella vita, internet apre delle porte finora molto difficili da conoscere, si possono seguire corsi intanto di autoconsapevolezza poi di formazione di qualsiasi tipo, specializzarsi, rinnovarsi. Rimettersi in gioco.

Richiede impegno? Si, molto!! Richiede intanto di fare i conti col fatto che non ci siamo più chiesti cosa vogliamo e sappiamo fare! richiede presa di consapevolezza magari facendosi aiutare e poi impegno,! E a chi dice che non ha tempo, beh io penso che il tempo si trovi quando in gioco c'è la propria felicità, è il bisogno che muove la motivazione. Oggi ci sono migliaia di esempi di chi ha scelto di reinventarsi con coraggio e di rimettersi in gioco in modo del tutto nuovo e inaspettato.

Intanto può essere utile, piuttosto che mollare tutto senza prospettive chiare, seminare magari rimanendo nel lavoro che non ci piace ma a quel punto per un tempo determinato, attendendo che i frutti siano un po' maturi fuori per poi sganciarsi. Questa è già libertà, è scegliere di rimanere in un posto ma con un obiettivo ben chiaro e con un piano d'azioni dettagliato verso la propria serenità.

Di contro chi rimane nel lavoro che non lo soddisfa per paura di scoprire se stesso, perché pensare a un cambiamento lo destabilizza talmente tanto che preferisce non farsi domande, credo forse che non si stia volendo bene fino in fondo.

Penso che ognuno di noi abbia una sola vita preziosa da vivere, dei talenti ben precisi e un potenziale umano incredibilmente meraviglioso. Molti non lo conoscono, non lo prendono nemmeno in considerazione, non ci credono, ne hanno addirittura paura.
Credo fermamente che chi sceglie di aprire, con coraggio le porte a nuove consapevolezze, superando alcune convinzioni che finora hanno fatto da blocco, sta scegliendo di amare se stesso, accettando la sfida di capire quello per cui è nato, per cui è venuto a questo mondo. E potrà poi darsi la possibilità di scegliere se seguire i propri talenti, cambiando la propria vita in vista del proprio benessere, e di quello delle persone attorno a lui.

La definizione di lavoro diventa allora diversa perché lavoro diventa uguale a fare quello che so fare e che mi piace e che risuona col mio cuore.
La convinzione "il lavoro è sacrificio" allora cade, e fa posto a "lavorare facendo quello che si ama fare, vuol dire, (se lavoro = fatica), non lavorare più nella vita".